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Le mie ("vecchie") foto:

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domenica 3 agosto 2008

E' sempe "'O Massimo"!!!

"Je primma me ne stevo sempe sulo, m'arricordo nun parlavo cu' nisciuno, pensavo 'n capo a me "A chi 'e racconto? E che 'e racconto a ffà tutti 'sti guai?... In fondo - me dicevo - si 'o destino è stato 'nfame pe' qua' ragione l'aggia da' pure 'na mano?"
(Massimo Troisi)

venerdì 25 luglio 2008

Frase del giorno

"O muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare cattivo"
(tratto da "Il cavaliere oscuro")

domenica 13 luglio 2008

Il pizzo di Berlusconi

No comment... purtroppo!

sabato 12 luglio 2008

Frase del giorno

Raynolds, here they don't teach you "love" solutions.
I can show you one...
(Anonimo,
su uno striscione apparso il 9/7/2008 a
via del Tintoretto, 200, Roma,
fuori alla sede Accenture)

domenica 6 luglio 2008

Frase del giorno

Tu sei l'inquilino del mio cuore.
Spesso in ritardo con l'affitto,
ma impossibile da sfrattare.
(Hannah, "Scherzi del cuore")

sabato 5 luglio 2008

Frase del giorno

Se dovessi rifare tutto da capo,
non lo rifarei...
diverso!
(Paul, "Scherzi del cuore")

giovedì 3 luglio 2008

Frase del giorno

Chi perde non è chi arriva ultimo.
Chi perde davvero è chi resta seduto a guardare.
(Oscar Pistorius)

giovedì 22 maggio 2008

Un onomastico importante!!!

Oggi, 22 maggio, si festeggia una delle sante più importanti: Santa Rita!
Oggi Rita è considerato un nome autonomo, ma in realtà è nato nel Medioevo come abbreviato di Margherita che nel latino Margarita significava originariamente "perla". Poi nel Medioevo Margherita cominciò a designare il fiore, e questo significato si è imposto definitivamente. Sicché oggi il nome proprio si riferisce al fiore e non alla perla.
Il successo del diminutivo Rita, che si può interpretare come "piccola perla" oppure "margheritina", è dovuto soprattutto alla popolarità di una santa umbra del Quattrocento, Rita da Cascia, che si festeggia il 22 maggio, ed è considerata una grande taumaturga. La sua festa cade nel pieno della primavera fra il fiorire delle rose che sono legate a lei per due avvenimenti prodigiosi. Qualche mese prima di morire, si era in pieno inverno, Rita aveva chiesto una rosa: pareva desiderio irrealizzabile. Invece improvvisamente fiori una pianta di rose bianche e lei poté avere il suo fiore. E dopo la sua morte intorno alla tomba fiorirono rose rosse da una pianta nata spontaneamente. "Santa dell'impossibile" è stata anche chiamata perché si dice che riesca ad ottenere miracoli per i casi più disperati.
Fra gli italiani emigrati all'estero è venerata tanto quanto Sant'Antonio da Padova. Rita, uno dei nomi più diffusi in Italia: portato da più di trecentomila donne ha persino superato per frequenza quello da cui è nato, Margherita. Il maschile Rito è invece molto raro anche perché non è molto piacevole e si confonde con il sostantivo rito.
Un'ulteriore diffusione di Rita è dovuta in questo secolo non a una santa, ma una vamp, come si diceva negli anni Cinquanta, quella Rita Hayworth che conquistò il cinema di tutto il mondo con Gilda. Fu soprannominata "l'Atomica" per la sua bellezza esuberante che poco aveva di americano: era infatti figlia di Eduardo Cansino, un ballerino sivigliano di Cams, un paesino andaluso dove la sua famiglia gestisce tuttora una fabbrichetta - la Cansino - di dolciumi tipici. Emigrato in America aveva sposato Volga Hayworth e dalla unione era nata Margarita Carmén Cansino, il cui nome d'arte divenne appunto Rita Hayworth.
In Italia la Rita più stimata e apprezzata per i meriti scientifici e per la garbata signorilità è oggi Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la fisica, che sicuramente ha ispirato alcuni genitori per il nome delle loro figliole.
Cosa accade se a questo nome ne anteponiamo un altro?! Ad esempio Anna:
Nella candida rosa dei beati, Dante colloca Sant'Anna di fronte a San Pietro, tant'era diffuso già allora il culto della madre di Maria.
Infatti, fin dal Medioevo, Anna è il nome femminile più diffuso in Italia dopo Maria; anche se, curiosamente, la madre della Madonna non è mai nominata nei Vangeli canonici, ossia quelli accettati dalla Chiesa, mentre appare negli apocrifi. Tuttora Anna continua a piacere, mentre Maria è in declino fra le nuove generazioni.
Anna, la moglie di Gioacchino, era sterile ma dopo molte preghiere ebbe la grazia di generare in età avanzata una figlia, Maria. Sant'Anna, che è festeggiata il 26 luglio, divenne nel Medioevo la patrona delle donne che desiderano la maternità, delle partorienti e delle madri di famiglia.
Anna è un nome che già esisteva nella Roma Antica. Così si chiamava una dea, Anna Perenna, che veniva festeggiata alle Idi di Marzo quando cominciava il nuovo anno. Ovidio riferiva che alle Idi di Marzo si andava a sacrificare in pubblico e in privato ad Anna Perenna per poter passare felicemente da un anno all'altro, che in latino si diceva "annare"; Anna era in realtà l'anno al femminile.
Sono abbastanza diffusi i composti Annamaria, Annarita, Annalisa e i diminutivi Annetta e Annina, così come quello spagnolizzato di Anita, o quello anglosassone Anny. Dobbiamo comunque ricordare l'eroina forte e molto femminile Anita Garibaldi.
Beh, in questo modo si ottiene un nome:
ANNARITA
il nome della mia dolce metà, a cui vorrei regalare il mondo, vorrei donare la felicità... ma alla fine finisco col donare solo e semplicemente me stesso...

AUGURI, amore!!!!!!

Con amore,
Giuseppe!

sabato 17 maggio 2008

Alla mia città...


Se io fossi San Gennaro
Se io fossi San Gennaro non sarei così leggero,
con i miei napoletani io m'incazzerei davvero.
Come l'oste fa i conti dopo tanto fallimento,
senza troppi complimenti sarei cinico e violento.

Vorrei dire al costruttore del centro direzionale
che ci può solo pisciare perché ha fatto un orinale.
Grattacieli di dolore, un infarto nella storia,
forse è solo un costruttore che ha perduto la memoria.

Nei meandri dei quartieri di madonne e di sirene
paraboliche ed antenne sono aghi nelle vene.
E nei vicoli dei chiostri di pastori e vecchi santi
le finestre anodizzate sono schiaffi ai monumenti.

E' come sputare in faccia ai D'Angiò, agli Aragona,
cancellare via le tracce di una Napoli padrona.
E' lo sforzo di cagare dell'ignobile pappone
sulle perle date ai porci da Don Carlo di Borbone.

E' perciò che mi accaloro coi politici nascosti
Percheésolamente loro sono i veri camorristi,
a cui Napoli da sempre ha pagato la tangente
e qualcuno l'ha incassata con il sangue della gente.

E per certi culi grossi il traguardo è la poltrona
e per noi poveri fessi basta solo un Maradona.
E il miracolo richiesto di quel sangue rosso chiaro
lo sa solo Gesù Cristo che quel sangue è sangue amaro.

Lo sa il Cristo ch'è velato di vergogna e di mistero
da quel nobile alchimista, principe di Sansevero.
E con lui lo sa Virgilio, il sincero Sannazzaro,
Giambattista della Porta che il colpevole è il denaro.

E nessuno dice basta per il culto della festa
e di Napoli che resta sotto gli occhi del turista.
Via i vecchi marciapiedi, che hanno raccontato molto,
pietre laviche e lastroni seppelliamoli d'asfalto...
...l'appalto!

Ma non posso più accettare l'etichetta provinciale
e una Napoli che ruba in ogni telegiornale.
Una Napoli che puzza di ragù, di malavita,
di spaghetti cocaina e di pizza margherita.

Di una Napoli abusiva, Paradiso artificiale,
con il sogno ricorrente di fuggire e di emigrare.
E di un popolo che a scuola ha creato nuovi corsi
e la cattedra che insegna qual è l'arte di arrangiarsi.

Io non posso più accettare l'etichetta di terrone
e il proverbio che ogni figlio è nu bello scarrafone!
E mi rode che Forcella è la casbah del furbone
che ti scambia con il pacco, uno stereo col mattone.

Se io fossi San Gennaro giuro che vomiterei
la mia rabbia dal Vesuvio, farei peggio di Pompei!
E poiché c'ho preso gusto con la scusa del santone
io ritengo che sia giusto fare pure qualche nome.

Chiedere a Pino Daniele che fine ha fatto "Terra mia",
"Siamo lazzari felici", "Quanno chiove", "'A pecundria",
"Napule è 'na carta sporca... Napule è mille paure...",
ma pe' chhiste viche nire so' passate 'sti ccriature:

Da Pontano a Paisiello, Giulio Cesare Cortese,
da Basile a Totonno Petito, fino a Benedetto Croce.
Da Di Giacomo a Viviani, poi Caruso coi Parisi,
da Totò ai De Filippo, fino a Massimo Troisi.

C'è passato Genovesi e Leopardi con orgoglio,
la romantica Matilde e "Il Mattino" di Scarfoglio.
Filangieri, Cardarelli, tutto l'oro di Marotta,
c'è passata la Madonna che ora vedi a Piedigrotta.

Un Luciano De Crescenzo, "Bellavista" di Milano,
e Sofia che da Pozzuoli oggi parla americano.
Un Roberto De Simone che le ha preso pure il cuore,
ora cerca di sfruttarla Federico Salvatore.

Ma non posso tollerare chi si arroga poi il diritto
di cambiare e trasformare tutto ciò che è stato fatto.
Di chi vuol tagliar la corda con la vecchia tradizione,
di chi ha messo nella merda la cultura e la canzone.

Io non posso sopportare che un signore nato a Foggia
porta Napoli nel mondo e la stampa lo incoraggia.
E che il critico ha concesso al neo-melodico l'evento
di buttare in fondo al cesso Napoli del Novecento.

Perché ancora io ci credo e mi incazzo ve lo giuro
che Posillipo e Toledo li divide un vecchio muro,
come quello di Berlino che ci spacca in due metà:
uno è figlio 'e bucchina, l'altro è figlio di papà!

Se io fossi San Gennaro giuro che mi vestirei
Pulcinella Che Guevara e dal cielo scenderei
per gridare alla mia gente tutto ciò che mi fa male
e finire da innocente pure io a Poggioreale.

Perché come Gennarino sono vecchio in fondo al cuore,
la speranza Iervolino può lenire il mio dolore?
Io ho capito che la vita è solo un viaggio di ritorno,
che domani è già finito e che ieri è un nuovo giorno.

Sembra un gioco di parole ma mi sento più sicuro
coi progetti dal passato e i ricordi del futuro.
E alla fine del mio viaggio chiedo a Napoli perdono
se ho cercato con coraggio di restare come sono.
(Federico Salvatore)

domenica 11 maggio 2008

Dedicata alle madri

Mamma mia

Mamma mia, te tengo attuorno
d' 'a matina nfin' a sera;
vierno pare Primmavera
mò ca staje sempre cu me.

Si fa viento tu me parle,
mmiez' 'o mare sento: "Figlio!".
Si me serve nu cunziglio,
dint' 'o scuro viene tu.

Mamma mia, mamma mia bella...
Quanta vote penzo a quanno
se pò dì ca dint' a n'anno
ce vedevemo sì e no!

Giuvinotto me sentevo
capuzziello, preputente...
Te sò figlio overamente
mò ca nun te tengo cchiù.

(Eduardo De Filippo [1945])


AIUTO:
capuzziello: che vuole primeggiare.