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sabato 29 maggio 2010

Tributo a Massimo...in inglese!

Oggi mi è venuta voglia di dare un respiro più ampio ad una splendida poesia di Massimo Troisi:
'O saje comme fa 'o core!
Per farlo, ho provato a tradurla in inglese... così che possa essere letta da tutto il mondo...

You know how the heart does
You were engaged with another one
and I looked at you,
before my eyes got the time
to fall in love,
my heart already went ahead.
For me, for me:
You know how the heart does
when it falls in love.

You were engaged with me,
I looked at you
and I said to myself:
"What happened
that it's finished?
But I don't give up,
I want to try!".
Then my heart went ahead
and it told to me:
"Do you want to try?
So you try,
but I'll go away".
You know how the heart does
when it is wrong.
(Massimo Troisi)

Senza grosse pretese...
Porcelain!

lunedì 3 maggio 2010

Una bella favola moderna

(...omissis...)

Al mondo esistono persone che sono e saranno fatte sempre nello stesso modo; e altre che possono cambiare. Fin qui tutto normale. Io però ero interessato a una terza classe di esseri viventi, classe che ritenevo gravemente patologica: gli Incompiuti. Sono quelli che oscillano incessantemente; che in qualunque momento possono diventare altro. Intendiamoci: non dico diventare altro come si cambia pettinatura o espressione del volto. Io intendo completamente altro. Vere e proprie metamorfosi.
Consumati dal loro male, gli Incompiuti non trovano mai quiete, non riescono a essere stabilmente se stessi. Sono come acqua dentro l'acqua: possono assumere tutte le forme e nessuna, diventare qualunque cosa.

(...omissis...)

Era nata, aveva preso coscienza, imparato molte cose, persino amato; e ora, dopo avere gettato luce intorno a sé, si preparava docilmente a svanire. Non si era mai illusa, mai ostinata, non aveva mai sperato di essere qualcosa di definitivo.
Ecco cos'era davvero Rosaura: un essere mescolato e provvisorio.
Quello che tutti siamo, se solo troviamo il coraggio di ammetterlo.
Un essere mescolato e provvisorio. Quasi nulla: eppure mi sembrava la cosa più grande che la mia testa fosse mai riuscita a pensare.
E questo è tutto.
O almeno, tutto quello che conta.

(...omissis...)

Ho scoperto una cosa: ciò che tutti credono, ossia che un attimo prima di morire ci passi davanti agli occhi tutta la vita, non è esatto. In realtà ci viene a fare visita un unico ricordo; ma è un ricordo che vale l'intera esistenza.
Io per un attimo ho rivisto come dalla culla mia madre che mi cantava una canzone. E ho capito che nella vita non c'è altro che valga, se non mettere al mondo: un oggetto ben fatto o un essere vivente o anche se stessi in modo nuovo, non fa differenza.
Mettere al mondo.
E' in quel lampo che ho avuto la mia redenzione.

sabato 10 aprile 2010

Ritorno alla lettura... e alla scrittura!

(...omissis...)
"Mamma, come si fa ad amare quando non si ama più?"
(...omissis...)
"Leo, amare è un verbo, non un sostantivo. Non è una cosa stabilita una volta per tutte, ma si evolve, cresce, sale, scende, si inabissa, come i fiumi nascosti nel cuore della terra, che però non interrompono mai la loro corsa verso il mare. A volte lasciano la terra secca, ma sotto, nelle cavità oscure, scorrono, poi a volte risalgono e sgorgano, fecondando tutto."
(...omissis...)
"E allora che devo fare?"
(...omissis...)
"Amare lo stesso. Puoi sempre farlo: amare è un'azione."
"Anche quando si tratta di amare chi ti ha ferito?"
"Ma questo è normale... Due sono le categorie di persone che ci feriscono, Leo, quelli che ci odiano e qualli che ci amano..."
"Non capisco. Perché chi ci ama dovrebbe ferirci?"
"Perché quando c'è di mezzo l'amore le persone a volte si comportano in modo stupido. Magari sbagliano strada, ma comunque ci stanno provando... Ti devi preoccupare quando chi ti ama non ti ferisce più, perché vuol dire che ha smesso di provarci o che tu hai smesso di tenerci..."
"E se proprio non riesci ad amare lo stesso?"
"Non ci hai provato abbastanza. Spesso ci inganniamo, Leo. Pensiamo che l'amore sia in crisi, ma invece è proprio l'amore che ci chiede di crescere... come la Luna: ne vedi solo uno spicchio, ma la Luna è sempre lì tutta intera, con i suoi oceani e le sue vette, devi solo aspettare che cresca, che a poco a poco la luce ne illumini tutta la superficie nascosta... e per questo ci vuole tempo."
(...omissis...)

(Alessandro D'Avenia, tratto da
"Bianca come il latte. Rossa come il sangue.")

domenica 3 agosto 2008

E' sempe "'O Massimo"!!!

"Je primma me ne stevo sempe sulo, m'arricordo nun parlavo cu' nisciuno, pensavo 'n capo a me "A chi 'e racconto? E che 'e racconto a ffà tutti 'sti guai?... In fondo - me dicevo - si 'o destino è stato 'nfame pe' qua' ragione l'aggia da' pure 'na mano?"
(Massimo Troisi)

domenica 11 maggio 2008

Dedicata alle madri

Mamma mia

Mamma mia, te tengo attuorno
d' 'a matina nfin' a sera;
vierno pare Primmavera
mò ca staje sempre cu me.

Si fa viento tu me parle,
mmiez' 'o mare sento: "Figlio!".
Si me serve nu cunziglio,
dint' 'o scuro viene tu.

Mamma mia, mamma mia bella...
Quanta vote penzo a quanno
se pò dì ca dint' a n'anno
ce vedevemo sì e no!

Giuvinotto me sentevo
capuzziello, preputente...
Te sò figlio overamente
mò ca nun te tengo cchiù.

(Eduardo De Filippo [1945])


AIUTO:
capuzziello: che vuole primeggiare.

domenica 10 febbraio 2008

La disperazione

ce lo vedi mick jagger morire a ventisette anni?

hemingway e cobain
le hanno sparato contro
da vicino
canne lunghe
calibro grosso
un colpo solo
sicuri di essere sicuri

anche vincent
le ha sparato contro
da vicino
ma il suo polso
ci doveva pensare
l'ha mancata
di poco
per poco

socrate
l'ha avvelenata
mentre forse
era distratta
o mentre il suo assaggiatore
non era in zona

morrison e hendrix
hanno provato
a mollarle il guinzaglio
sapevano
che avrebbe potuto perdersi
avrebbe potuto assottigliarsi
mentre si allargava a macchia
avrebbe potuto
cadere sfinita

marilyn o chi per lei
la voleva mettere
a dormire
ormai incurante
della qualità
dei sogni

dylan thomas
voleva
brindare
e brindare
e brindare
con lei
alla di lei
salute

elvis
le ha infilato
in bocca un imbuto
e poi
nell'imbuto
tutto

mishima
pensava giusto
affettarla
nessuna ombra
sulla lama
nessuna impronta
peccato solo
il disordine
del sangue

james dean
la voleva superare
era già
da un po'
che teneva
la freccia
fuori

jeff buckley
intendeva restituirla
all'acqua
del fiume
che la portasse
al mare
che la esponesse
al sole
che la rendesse
nuvola
ma leggera

qualche altro miliardo
di umani
le ha garantito
vitto e alloggio

a nessuno di questi
puoi dire
che la sua disperazione
è di serie b
solo
perché
meno
famosa

(Luciano Ligabue, tratta da "Lettere d'amore nel frigo")

lunedì 4 febbraio 2008

Al figlio che avremo...

mio figlio che ce la fa

mio figlio sembra farcela
va giù di scarpetta
avido
sfoggio di sugo sparso
maniche zuppe
gomiti slittini
e il tovagliolo arreso su se stesso
tanto lo sa
che la vita macchia la pelle

a chi gli dirà
mastica cento volte
esibirà il boccone
a chi gli dirà
assapora
grufolerà ridendo

l'allegria non ha prezzo
solo altri nomi
ogni tanto

nessuno può aprirgli
le mandibole
senza il suo consenso

gli abbiamo cambiato il pannolino noi
lo farà forse qualcun altro prima che se ne vada
durante il guado
potrebbe pure
non perdere un colpo
mio figlio che ce la fa

(Luciano Ligabue, tratta da "Lettere d'amore nel frigo")
Che ne pensate?!
Porcelain

domenica 3 febbraio 2008

Cosa non mettere in valigia

cosa non mettere in valigia

hai fatto così tanta strada
per arrivare fino qui
ti è toccato partire bambina
la piccola valigia di cartone
ci tenevi i rossetti finti
il fracasso dell'erba che cresce
le confidenze del rivolo
l'incisione fucsia delle azalee
ci tenevi
un astuccio di gemme
e la chiave del cespuglio
gli occhi hanno preso
il colore del cielo
a forza di guardarlo
per una bambina che sapesse
già camminare
la radura era il più sicuro dei box
ma anche il più insidioso
poteva dirti all'orecchio
di tenere per te
parole come
si può fare a meno degli uomini

non si capisce perché il tempo
avrebbe dovuto fare sconti
proprio a te
e la valigia si è appesantita
delle scarpette da ballerina
imbrattate di pece
promessa sbugiardata
nel tempo di una rosa
poi qualche uomo
ha provato a prenderti
gli hai detto non è il caso
ti ha presa lo stesso
non ti sei fatta prendere
lo stesso
il suo problema
non era affare tuo
certo che anche questo è finito
in valigia
come poteva essere altrimenti?

la radura schiacciata
dal condominio
in casa finestre
sempre più chiuse
il peso della valigia
ti allungava le braccia
formate ma non finite
hai provato a provare
l'anima che non restava accordata
hai detto perché no
a uomini che facevano a meno
della tua parte di spasso
le braccia reggevano meglio
la valigia più pesante
sei andata nelle città

hai capito
che il tuo posto non era nei posti
era dove dicevi ecco
mentre di casa
non ce la facevi a dire
per esempio
il corpo rispondeva preciso
l'anima non si lasciava nemmeno
fare domande
hai tenuto la mano
di chi non ce la faceva a non morire
hai cambiato la fiducia
a chi doveva guarire da solo
hai passato informazioni
senza lesinare sulla voce
senza risparmiare le mani
la strada non finiva
la tua schiena ballava dritta
anche con le scarpe
chiuse nella valigia

hai fatto fatica a parlare davvero
non potevano credere
e allora hai parlato
per come volevano
perché anche essere gentile
è meglio di niente
ma le parole avanzate
hanno reso la valigia
quasi impossibile

hai fatto così tanta strada
per arrivare fino qui
ma adesso se vuoi
ti puoi sedere
di là c'è un bagno caldo
ti puoi sedere
di là c'è un frigo pieno
ti puoi sedere
mentre di qua
la apro io
la tua valigia
e ti mostro
che dentro
c'erano solo
un paio di farfalle
dure a morire

(Luciano Ligabue, tratta da "Lettere d'amore nel frigo")
A me piace moooooltissimo, perciò la dedico alla mia piccola Ityna!
Porcelain

sabato 2 febbraio 2008

Gli anni in cui eravamo distratti

Mamma mia! Da quanto tempo manco da questo mio blog!!! Beh, una cosa che ho capito in quest'ultimo tempo è che più si cresce, più il tempo diventa poco! E' proprio tiranno...
Per lavoro ci sono molto, anzi moltissimo, vicino al pc, ma nel tempo libero o sono stanco o preferisco fare altro... Perciò il mio blog è un po' "morto"! Cerco di rianimarlo un po' con una poesia (eh già, ultimamente, nei viaggi in treno e metropolitana, sto leggendo molto!) del solito Ligabue!

Gli anni in cui eravamo distratti

non è ancora chiaro
se siano finiti del tutto
gli anni in cui eravamo distratti

non ci accorgevamo
che le nostre cellule sfinivano
e quelle nuove arrivavano
e quelle di nostro padre
andavano a male

negli ospedali camminavamo
dritti verso un letto
non giravamo mai lo sguardo
in corsia
sentivamo le canzoni
ci abituavamo alle peggiori
le ricantavamo forte
per non sentire
notizie davvero vere

come certi prestigiatori
ci infilavamo
lastre sottili di ferro
a dividere
la parte sopra l'ombelico
da quella sotto
e non diteci che non sapete
quale porgevamo
alle ragazze
e non diteci che non sapete
che la loro richiesta
non l'ascoltavamo
con
precisa
distrazione
e scelta

ai funerali
pensavamo ad altro
se ci andavamo
impegnati a rendere coerente
l'epitaffio
uno che se l'è cavata

fatti
di pezzi di uomo
messi insieme
con pazienza orefice
braccia e orecchie conserte
eclissi parziale di occhi
camminavamo sul filo
con in bocca il cucchiaio
sul cucchiaio l'uovo
sull'uovo il peso del cielo

(Luciano Ligabue, tratta da "Lettere d'amore nel frigo")

Se vi registrate su LigaChannel.com potete anche ascoltarla dalla viva voce di Luciano...
Spero vi piaccia!
Porcelain

martedì 25 dicembre 2007

Pasqua e Natale

Pasca e Natale

Natale e Pasca sò cumpagne tale
ca vanno sott' 'o vraccio eternamente.
Chi Pasca dice annòmmena Natale,
e de Natale Pasca vène a mmente.

Eppure ce sta tanta differenza
comme 'a casa d' 'o Papa e 'a casa mia.
Natale porta friddo e sufferenza,
Pasca strascina 'a ggente mmiez' 'a via.

"Buon Natale!", te dice 'o guardaporta,
c' 'o naso 'a for' 'a senga d' 'o cappotto.
"Buona Pasqua!", te strilla, e nun le mporta
si s'è rotta na lastra d' 'o casotto.

"Buon Natale!", te dice 'o farmacista,
e te conzegna 'e ppinnole p' 'a sera.
"Buona Pasqua!", e te pesa a primma vista
l'essenza 'e fior d'arancio p' 'a pastiera.

"Buon Natale!", te dice 'o cusetore,
e te cunzegna 'o piso 'e nu cappotto.
"Buona Pasqua!", e accummencia nu calore
ca te sfila 'a cammisa e 'a maglia 'a sotto.

"Buon Natale!", sta scritto add' 'o barbiere,
e te siente 'o ssapone friddo nfaccia.
"Buona Pasqua!", e 'o rasùlo è nu piacere.
'A nnammurata toia nun te ne caccia...

Chi Pasca dice annòmmena Natale,
ma pè Pasca ce tengo 'a simpatia.
'O sole 'e Pasca nun te pò fà male
e scarfa 'e puverielle mmiez' 'a via.

Pasca porta 'e pesielle, 'a ncappucciata,
ll'aglie nuvelle, 'a cepulluzza, 'o ggrano;
te porta n'aria fresca e profumata
ca l' 'e desiderata n'anno sano.

Te porta ll'uocchie nire 'e chi vuò bene,
ca te vieneno a dì: "Facimmo pace"...
Ll'uocchie ca nun cunosceno catene
tu sulamente a Ppasca 'e ffaie capace.

"Buona Pasqua!", te dice, e chianu chiano
te pos' 'a capa ncopp' 'a spalla... e aspetta.
E 'a mano va truvanno ll'ata mano...
Ah, benedetta Pasca, benedetta!


(Eduardo De Filippo [1954])


AIUTO:
vraccio: braccio; annòmmena: nomina; strascina: trascina; senga: fessura; lastra: lastra di vetro; ppinnole: pillole; a primma vista: come ti vede arrivare; cusetore: sarto; piso: peso; accummencia: comincia; rasùlo: rasoio; scarfa: riscalda; ncappucciata: varietà di lattuga dalle fitte foglie disposte a palla come nel cavolo; 'e chi vuò bene: di chi ami; 'e ffaie capace: li puoi persuadere.

lunedì 3 dicembre 2007

Pensiero del giorno

"Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi Amore, sarei come il bronzo che risuona o il cimbalo che tintinna.
E se anche avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza; se anche possedessi una fede così grande da trasportare le montagne, ma non avessi Amore, io non sarei nulla.
E se anche distribuissi tutti i miei averi ai poteri e offrissi il mio corpo perché fosse bruciato, ma non avessi Amore, niente di tutto ciò mi gioverebbe.
L'Amore è paziente, è benigno; l'Amore non arde di gelosia, non si vanagloria, non s'insuperbisce, non si comporta in maniera sconveniente, non persegue il proprio interesse, non si indigna, non nutre alcun risentimento per il male ricevuto, non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce della verità. Tutto ammette, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
L'Amore non avrà mai fine. Invece le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà. Perché la nostra conoscenza è imperfetta, e imperfetto è anche quello che profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, tutto quello che è imperfetto sarà annullato.
Quando ero bambino, parlavo da bambino, sentivo da bambino. Diventato uomo, in abbandonato tutto ciò che era da bambino. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera oscura, ma allora vedremo in modo chiaro, faccia a faccia; adesso conosco soltanto in modo imperfetto, allora invece conoscerò come sono conosciuto.
Ora, dunque, rimangono la Fede, la Speranza e l'Amore. Questi tre. Ma quello più importante di tutti è l'Amore."

giovedì 29 novembre 2007

Frase del giorno

"Lei è l'amore, Jordan. Quando lo trovi, da qualunque parte arrivi, accettalo come un dono e tienitelo ben stretto."

mercoledì 24 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (Epilogo)

Era ormai buio quando la donna smise di parlare. Rimasero lì a guardare insieme la luna che sorgeva.
"Molte delle cose che mi hai detto sono in contraddizione fra loro," disse lui.
Lei si alzò.
"Addio," disse. "Tu sapevi che le campane in fondo al mare non erano una leggenda. Ma sei riuscito ad udirle solo quando hai capito che il vento, i gabbiani, il fruscio delle palme facevano parte del rintocco delle campane. Allo stesso modo, il guerriero della luce sa che tutto quanto lo circonda - le sue vittorie, le sue sconfitte, il suo entusiasmo e il suo scoramento - fanno parte del Buon Combattimento. E saprà adottare la giusta strategia nel momento in cui ne avrà bisogno. Un guerriero non cerca di essere coerente: apprende, piuttosto, a vivere con le sue contraddizioni."
"Chi sei?" le domandò lui.
Ma la donna si stava allontanando. Camminava sulle onde del mare in direzione della luna che sorgeva.

PS: siamo giunti al termine di questa panoramica su questo libro, cominciata con questo Prologo.

martedì 23 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (37)

Per lottare, è necessario tenere sempre gli occhi aperti. E avere al proprio fianco dei compagni fedeli.
Ma capita che, all'improvviso, quello che si batteva insieme al guerriero della luce diventi un suo avversario.
La prima reazione è di odio. Ma il guerriero sa che un combattente accecato è perduto nel cuore della battaglia.
Allora cerca di ricordare le belle azione compiute dall'antico alleato nel periodo in cui hanno convissuto. Tenta di comprendere che cosa lo abbia spinto al repentino cambio di atteggiamento, quali ferite si siano accumulate nella sua anima. Cerca di scoprire che cosa abbia portato uno dei due a rinunciare al dialogo.
"Nessuno è del tutto buono o cattivo": ecco ciò che pensa il guerriero quando capisce di avere un nuovo avversario.

lunedì 22 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (36)

Il guerriero sa che, in tutte le lingue, le parole più importanti sono quelle piccole: "Sì", "Amore", "Dio".
Sono parole che si pronunciano con facilità, e colmano giganteschi spazi vuoti.
Esiste tuttavia una parola, anch'essa molto piccola, che molti hanno difficoltà a pronunciare: "No."
Chi non dice mai di no, si crede generoso, comprensivo, educato: perché il "no" porta con sé la nomea di maledetto, egoista, poco spirituale.
Il guerriero non cade in questa trappola. Ci sono momenti in cui, nel dire "sì" agli altri, potrebbe darsi che, contemporaneamente, sita dicendo "no" a se stesso.
Perciò non pronuncia mai un "sì" con le labbra, se il suo cuore sta dicendo "no".

venerdì 19 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (35)

A volte, nel pieno di una battaglia che sembra non avere fine, il guerriero ha un'idea e vince in pochi secondi.
Allora pensa: "Perché ho sofferto per tanto tempo, in un combattimento che avrebbe potuto risolversi con la metà dell'energia che ho sprecato?"
In verità ogni problema, una volta risolto, sembra molto semplice. La grande vittoria, che oggi appare facile, è il risultato di una serie di piccoli successi che sono passati inosservati.
Allora il guerriero capisce ciò che è accaduto, e dorme tranquillo. Invece di colpevolizzarsi per il fatto di avere impiegato tanto tempo ad arrivare, gioisce sapendo che infine è giunto alla meta.

giovedì 18 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (34)

Il guerriero della luce si concentra sui piccoli miracoli della vita quotidiana.
Se sa vedere ciò che è bello, è perché ha la bellezza dentro di sé, giacché il mondo è uno specchio che rimanda a ogni uomo il riflesso del suo viso. Pur conoscendo i propri difetti e limiti, il guerriero fa il possibile per mantenere il buon umore nei momenti di crisi.
In fin dei conti, il mondo sta facendo ogni sforzo per aiutarlo, quantunque tutto ciò che lo circonda sembra affermare il contrario.

mercoledì 17 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (33)

Il guerriero della luce legge con attenzione un testo che l'Anima del Mondo ha inviato a Chico Xavier: "Quando riesci a superare dei seri problemi di rapporto, non soffermarti sul ricordo dei momenti difficili, ma sulla gioia di avere attraversato anche questa prova della tua vita. Quando esci da un lungo periodo di convalescenza dopo una malattia, non pensare alla sofferenza che è stato necessario affrontare, ma alla benedizione di Dio che ha consentito la tua guarigione.
"Per il resto della vita, serba nella memoria le cose belle che sono sorte nei momenti di difficoltà. Esse saranno una prova delle tue capacità e ti infonderanno fiducia dinanzi a qualsiasi ostacolo."

martedì 16 ottobre 2007

Manuale del Guerriero della Luce (32)

Il guerriero della luce conosce una vecchia espressione popolare che dice: "Se il pentimento uccidesse..."
E sa che il pentimento uccide davvero: corrode lentamente l'anima di chi ha fatto qualcosa di sbagliato, e conduce all'autodistruzione.
Il guerriero non vuole morire in questa maniera. Quando agisce con perversità o cattiveria, poiché anch'egli è un uomo pieno di difetti, non si vergogna di chiedere perdono.
Se gli è ancora possibile, concentra ogni suo sforzo per riparare al male fatto. Se colui che ha colpito è morto, fa del bene a un estraneo, e offre questa buona intenzione all'anima di colui che ha ferito.
Un guerriero della luce non si pente, perché il pentimento uccide. Egli si umilia, e rimedia al male che ha causato.

venerdì 12 ottobre 2007

Addio ai monti

Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti.

Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire, e n'è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que' monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno! Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore. Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa. Addio, chiesa, dove l'animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov'era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l'amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.