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mercoledì 5 settembre 2007

Il Guerriero della Luce

"Nella spiaggia a est del paese c'è un'isola sulla quale sorge un gigantesco tempio con tante campane", disse la donna.
Il bambino notò che lei indossava strani abiti e che un velo le copriva i capelli. Non l'aveva mai vista prima.
"Hai mai visto questo tempio?" gli domandò lei. "Vai fin laggiù e dimmi cosa ne pensi."
Affascinato dalla bellezza della donna, il bambino si recò nel luogo indicato. Si sedette sulla spiaggia e guardò l'orizzonte, ma non vide null'altro se non quello che era solito vedere: il cielo azzurro e l'oceano.
Deluso, si avviò verso un gruppo di case abitate da pescatori e domandò loro di un'isola con un tempio.
"Sì, c'era, ma tanto tempo fa, quando qui vivevano i miei bisnonni," disse un vecchio pescatore. "Poi ci fu un terremoto, e l'isola sprofondò nel mare. Eppure, anche se non possiamo più vedere l'isola, riusciamo ancora a sentire le campane del suo tempio, quando il mare le fa ondeggiare, laggiù in fondo."
Il bambino ritornò alla spiaggia, e aspettò di udire le campane. Vi passò tutto il pomeriggio, ma riuscì a sentire soltanto il rumore delle onde e le strida dei gabbiani.
Quando giunse la sera, i suoi genitori andarono a prenderlo. Il mattino dopo, il bambino tornò alla spiaggia. Non poteva credere che una donna così bella potesse raccontare delle bugie. Se un giorno lei fosse tornata, avrebbe potuto dirle di non aver visto l'isola, ma di avere udito le campane del tempio, che rintoccavano per il movimento dell'acqua.
Così trascorsero alcuni mesi. La donna non tornò, e il ragazzino la dimenticò. Adesso era intenzionato a scoprire le ricchezze e i tesori del tempio sommerso. Se avesse udito le campane, avrebbe potuto localizzarlo e recuperare il tesoro nascosto.
Ormai non lo interessavano più né la scuola né la combriccola di amici. Si tramutò nel divertimento preferito degli altri bambini, che solevano dire: "Lui non è più come noi. Preferisce starsene a guardare il mare, perché ha paura di perdere quando giochiamo."
E, vedendo il bambino seduto in riva al mare, tutti ridevano.
Benché non riuscisse a sentire le campane del tempio, il bambino apprendeva ogni giorno cose diverse. Si accorse che, dopo avere ascoltato a lungo il rumore delle onde, lo sciabordio non lo distraeva più. Passò qualche tempo, e si abituò anche alle strida dei gabbiani, al ronzio delle api, al vento che sibilava tra le palme.
Sei mesi dopo l'incontro con la donna, il bambino era ormai capace di non lasciarsi distrarre da nessun rumore. Ma le campane del tempio sommerso non le aveva ancora udite.
Alcuni pescatori andavano a parlare con lui, e insistevano. "Noi le abbiamo sentite!" dicevano.
Ma il ragazzino continuava a non sentirle.
Qualche tempo dopo, i pescatori cambiarono tono: "Sei troppo concentrato sul suono delle campane laggiù. Lascia perdere, e torna a giocare con i tuoi amici. Forse soltanto i pescatori riescono a sentirle."
Dopo quasi un anno, il bambino si disse: "Forse hanno ragione loro. E' meglio crescere, diventare pescatore e tornare tutte le mattine su questa spiaggia, perché ho cominciato ad amarla." E pensò anche: "Forse è soltanto una leggenda. Con il terremoto le campane si sono spaccate e non rintoccheranno mai più."
Quel pomeriggio decise di tornare a casa.
Si avvicinò all'oceano, per congedarsi. Guardò ancora una volta lo spettacolo della Natura, e allora, siccome non era più concentrato sulle campane, poté sorridere al canto dei gabbiani, al rumore del mare, al vento che sibilava tra le palme. Sentì in lontananza la voce dei suoi amici che giocavano, e si rallegrò al pensiero che ben presto sarebbe tornato ai giochi dell'infanzia.
Il bambino era contento. E, come soltanto un bambino sa fare, ringraziò vivo. Sapeva di non avere perduto il proprio tempo, poiché aveva appreso a contemplare e a rispettare la Natura.
A quel punto, sentendo il mare, i gabbiani, il vento, le foglie delle palme e le voci degli amici che giocavano, udì anche la prima campana.
E un'altra.
E poi un'altra ancora, finché tutte le campane del tempio sommerso rintoccarono, riempiendolo di gioia.
Anni dopo, ormai adulto, ritornò al paese e alla spiaggia dell'infanzia. Non voleva più recuperare alcun tesoro in fondo al mare: forse era stato solo un frutto della sua fantasia, forse non aveva mai udito le campane sommerse in quel lontano pomeriggio della sua infanzia. Decise comunque di passeggiare il rumore del vento e le strida dei gabbiani.
Fu profondamente sorpreso nel vedere, seduta sulla spiaggia, la donna che gli aveva parlato dell'isola con il tempio.
"Che cosa fai qui?" le domandò.
"Aspettavo te," rispose lei.
Lui notò che, sebbene fossero passati tanti anni, la donna aveva ancora lo stesso aspetto: il velo che le copriva i capelli non sembrava affatto sgualcito dal tempo.
Lei gli porse un quaderno azzurro, con le pagine bianche.
"Scrivi: 'Un guerriero della luce presta attenzione agli occhi di un bambino. Perché quegli occhi sanno vedere il mondo senza amarezza. Quando desidera sapere se chi sta al suo fianco è degno di fiducia, cerca di vedere la maniera in cui lo guarda un bambino.'"
"Che cos'è un guerriero della luce?"
"Credo che tu lo sappia," rispose lei, sorridendo. "E' colui che è capace di comprendere il miracolo della vita, di lottare fino alla fine per qualcosa in cui crede, e di sentire allora le campane che il mare fa rintoccare sul suo letto."
Lui non si era mai ritenuto un guerriero della luce. La donna parve indovinare il suo pensiero: "Di questo sono capaci tutti. E nessuno ritiene di essere un guerriero della luce, benché in effetti lo sia."
Lui guardò le pagine del quaderno. La donna sorrise di nuovo.
"Scrivi," disse lei infine.


martedì 4 settembre 2007

Lo sai come fa il cuore...

L'attore che adoro di più e che è sempre nel mio cuore, come un amico, come un fratello, è il grande, l'immenso, Massimo Troisi. Quando ci ha lasciati, così all'improvviso, sono rimasto di sasso, senza parole, senza pensieri, senza la forza di dire: "No! Non se ne può andare via!!".
Ma, purtroppo, questa è la vita, si sa! E quindi dobbiamo rassegnarci alla sua assenza e cercare di sopperire alla sua mancanza "cibandoci" dei suoi film, dei suoi sketch, delle sue interviste, insomma di tutto quello che è riuscito a lasciarci.
Un po' di tempo fa volevo pubblicare su questo blog una sua poesia, ma volevo accompagnarla con il video in cui lo stesso Massimo la recitava in una trasmissione di Gianni Minà dedicata all'amico Pino Daniele. Purtroppo non riuscii a trovare quel video e quindi non pubblicai quella poesia... Ora, però, sono riuscito a trovarlo e quindi vi lascio questo capolavoro!!


'O ssaje comme fa 'o core
Tu stive 'nzieme a n'ato
je te guardaje,
primma 'e da' 'o tiempo all'uocchie
pe' s'annammurà,
già s'era fatt' annanze 'o core.
A me, a me:
'o ssaje comme fa 'o core
quann' s'è 'nnamurato.

Tu stive 'nzieme a me
je te guardavo
e me dicevo:
"Comme sarrà succiesso
ca è fernuto?
ma je nun m'arrenn'
ce voglio pruvà!".
Po' se facette annanze 'o core
e me dicette:
"Tu vuò pruvà?
e pruove,
je me ne vaco!".
'O ssaje comme fa 'o core
quann s'è sbagliato.
(Massimo Troisi)

La trovo semplicemente FANTASTICA!!!
Buona lettura e buon ascolto,
Porcelain!

PS: per chi fosse interessato, vi consiglio di vedere la prima parte dell'intervista di Minà a Massimo.

Links for 2007-09-03 [del.icio.us]

Frase del giorno

Nascita e morte sono le più nobili manifestazioni di coraggio.
(Kahlil Gibran)

lunedì 3 settembre 2007

L'insalata

'A nzalata

Sta vita è cumme fosse na nzalata
'e tutt'erba mmiscata
e che t' 'a truove
già priparata
dint' 'a nzalatiera;
mmiez' 'a verdura fresca e profumata
nce truov' 'o verme...
e ognuno trova 'o suio;
j' 'a sta' cu ll'uocchie apierte
pecché chillo,
verme cumm'è,
capisce ch'è schifuso
e ca te fà ribrezzo quann' 'o vide,
e allora
s'annasconne mmiez' 'e fronne
no p' 'o scuorno,
ma p'essere magnato;
e ssempe cumm'a verme
sape pure
ca si te trase ncuorpo trova 'a vita.
E già,
pecché t'accide...
e dint' 'e muorte
isso sultanto resta ncumpagnia
cu ll'ati vierme...
Io?
E comme no:
pur'io ll'aggio truvate,
e me ce sò spassato.
Pecché io
tengo 'a pacienza:
'a foglia m' 'a sturèo
'a rinto e 'a fora
e quann' 'o trovo e veco
ca se smerzèa
pè bbia ch'è stato visto
'o piglio c' 'o palicco;
me ce spasso,
'o chiammo a nnomme,
'o metto nomme "Tizio"
o n'atu nomme cchiù pretenziuso,
per esempio:
"Vittorio"...
E nunn'accido.
Che ce mettesse a scamazzà nu verme?
'A nzalata m' 'a magno, certamente.
A isso 'o veco annudo cumm' 'o verme:
annudo e sulo dint' 'a nzalatiera.

(Eduardo De Filippo [1971])


AIUTO:
nzalata: insalata; 'e tutt'erba ammiscata: un misto di tutte le erbe; priparata: pronta; ffronne: foglie; scuorno: vergogna; spassato: divertito; m' 'a sturèo: me la studio, la esamino; 'a rinto: da dentro; se smerzèa: si contorce; pè bbia: perché; palicco: stuzzicadente; scamazzà: schiacciare.

Napulèstate

Nell'ambito della manifestazione Napulèstate, organizzata dal comune di Napoli, ieri sera alla Rotonda Diaz si è tenuto il concerto (gratuito) di Raf. Io ci sono stato e mi sono divertito, perché ho cantato quasi tutte le canzoni!!
Questa è la seconda volta che assisto ad un concerto "popolare" di Raf ed entrambe le volte ne sono rimasto piacevolmente colpito, perché ha fatto davvero una bella panoramica su tutto il suo repertorio, senza escludere nemmeno il suo primissimo singolo: Self Control!
Oggi, rinfrescato da questo suo concerto, voglio proporvi una delle sue ultime canzoni, tratta dall'ultimo album a cui dà proprio il nome: "Passeggeri distratti".

Passeggeri distratti
Facendo finta di perderti
io mi tormento pensandoti
mi rendo conto che è facile
sbagliare strada

E la città è come un incubo
che mi ributta nel traffico
io giro a piedi e mi perdo
non so dove vado

C'è confusione
il mondo sembra andare avanti
anche senza noi
se me ne andassi via da qui
chi mi verrebbe a cercare

Dimmi che tu lo faresti
e che non siamo passeggeri distratti
di questa vita in vetrina
di questa corsa all'oro

Dimmi che tu rifaresti
se potessi tutto quanto
che nonostante il mondo
noi siamo fino in fondo
fino in fondo noi

Col tempo le cose cambiano
e anche gli slanci si placano
e non è più esattamente
come tu immaginavi
ma se sparissi adesso chi
chi mi verrebbe a cercare

Dimmi che tu lo faresti
e che non siamo passeggeri distratti
due prigionieri in gita
senza una via d'uscita

Dimmi che tu rifaresti
se potessi tutto quanto
che nonostante il mondo
noi siamo fino in fondo
fino in fondo noi
dimmi che tu lo rifaresti...
(Raf)

Mi auguro che anche voi, come me, facciate di tutto per non essere dei passeggeri distratti su questo mondo...
Buon ascolto,
Porcelain!

PS: su YouTube ho trovato solo uno spezzone live di questa canzone...

Strofa del giorno

Fammi entrare nel tuo labirinto,
voglio perdermi dentro di te,
siamo due calamite viventi,
tutto il resto del mondo non c'è.
(Raf, "Inevitabile follia")

domenica 2 settembre 2007

La musica può salvare

Ricordate Francesco Tricarico?! E' quel cantante che è diventato famoso con la canzone "Io sono Francesco". Non conosco benissimo lui e le sue canzoni, ma temo che sia stato frainteso e sottovalutato dal grande pubblico: del suo singolo di lancio, ad esempio, molti ricordano solo il fatto che lui dicesse "...puttana la maestra..." ma ben pochi ricordano il passo scioccante
...ma un giorno la maestra dice "Oggi c'è tema,
oggi fate il tema, il tema sul papà"
io penso "E' uno scherzo", sorrido e mi alzo
le vado vicino, ero contento
le dico "Non ricordo, mio padre è morto presto,
avevo solo tre anni, non ricordo, non ricordo"
lei sa cosa mi dice, neanche mi guardava,
beveva il cappuccino, non so con chi parlava,
dice "Qualche cosa, qualcosa ti avran detto,
ora vai a posto e lo fai come tutti gli altri"...
Oggi ho riascoltato un'altra sua canzone e l'ho trovata molto bella, al punto che credo di poter prendere il prestito la categoria che utilizza Il Cavaliere Oscuro e definire questa canzone "Nuova Letteratura Italiana".


Musica
La verità è che l’amore mi ha bruciato,
quand’ero piccolo l’amore mi ha scottato
e me ne stavo seduto sul mio prato a guardare le stelle nel cielo.
La verità è che l’amore mi ha bruciato,
quand’ero piccolo l’amore mi ha scottato
E ora sono seduto sul mio prato a guardare una rosa che cresce.

La verità è che io non ho amato,
quand’ero piccolo io non ho amato
e ora starò da solo a guardare l’aria del mare senza più tornare
e fermerò il tempo e lo spazio e con lo sguardo attento guarderò lontano niente.

Prima viene la pietra che non beve e non mangia
poi viene il cielo il cielo che non ha la forma
poi viene l’albero che non teme l’inverno
poi viene il sole il sole che mai si spegne
poi una lucertola che sta su un muro in campagna
poi una coccinella che vola di fiore in fiore
e vorrei essere il sole che sta scaldando una ragazza
che prende il sole sulla spiaggia che è lucente e splendente.

La verità è che la musica mi ha salvato,
quand’ero piccolo la musica mi ha salvato
e me ne stavo seduto sul mio prato ad ascoltare il mangiadischi cantare.
La verità è che la musica mi ha salvato,
quand’ero piccolo la musica mi ha salvato
e ascoltavo mia madre parlare, mio fratello giocare e l’universo a girare
e me ne stavo da solo a sognare in ripostiglio a giocare con i soldatini a giocare.
(Francesco Tricarico)

Buon ascolto,
Porcelain!

Cuore sperduto

Sciure canzone e surrise...

P' 'o paese d' 'e nnammurate
cammenava "core sperduto".
Comme e quanno c'era arrivato
chi l'avesse saputo dì.

Ce 'o divevano, e nun ce credeva.
Ce avvisavano, e nun 'o ccapiva.
Core, core, si tu me sentive,
nun campasse sperduto accussì.

Tutt' 'a musica 'e chistu paese
ca tu siente, tu sulo l'è ntisa.
E sti sciure ca vide p' 'e ccase
nun nce stanno, e tu 'e vviene 'addurà.

Chesti strade pulite pulite
ca tu vide lucente e allustrate
ca te pareno 'argiento ndurato,
tu nun vide che fango ce sta.

Lass' 'a j' sta palomma. Si 'a piglie
te n'adduone ch'è fatto nu sbaglio.
Lass' 'a j', siente a me, ch'è cchiù mmeglio,
cride tu c' 'a palomma ce sta.

Core core, pè chistu paese
chin' 'e sciure canzone e surrise
addò vanno 'e ppalomme p' 'e ccase,
nun nce aviva nemmeno accustà...

(Eduardo De Filippo [1968])

AIUTO:
sciure: fiori; ntisa: sentita; 'e vviene 'addurà: ne senti perfino il profumo; palomma: farfalla; te n'adduone: te ne accorgi; lass' 'a j': lasciala andare; accustà: avvicinare.

Frase del giorno

Più è difficile avere una cosa
più la si ama.
(Hermann Hesse)